Verneide ha già parlato di lui a proposito dell'Abbandonato del Cynthia. Tale romanzo (qui a lato, il frontespizio dell'edizione Guigoni del 1889) è, in effetti, attribuibile quasi del tutto, se non completamente, ad André Laurie. Ma chi era costui? Innanzitutto, André Laurie è uno pseudonimo, anzi, per l'esattezza, uno degli pseudonimi utilizzati da Jean-François Paschal Grousset. Nato in Corsica nel 1844, divenne noto come giornalista, scrittore e politico. Si affermò, in particolare, con alcuni romanzi d’avventura, fra i quali la continuazione della storia di Robinson Crusoe, pubblicati non a caso dall’editore Hetzel. A questi, peraltro, Grousset sottopose le bozze di altri due celebri romanzi "verniani", ossia I 500 milioni della Begum e La Stella del Sud, che poi, una volta rimaneggiati da Verne, uscirono con la firma del più celebre romanziere. Fu, inoltre, deputato nella Francia della Terza Repubblica. Nel 1888 creò una Lega nazionale per l'educazione fisica: la sua idea era quella di caratterizzare lo sport esclusivamente come pratica utile per la salute e l'igiene, rigettando fortemente qualsiasi idea di competizione ad essa associata. Morì a Parigi nel 1909. Tornando all'incipit, la scelta di far uscire l'Abbandonato del Cynthia con i due nomi rientrò in una strategia voluta da Hetzel, per dare alla pubblicazione autorevolezza autoriale, con un nome "pesante", così da ottenere maggiore visibilità e di conseguenza più fortuna in termini di vendite.
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giovedì 26 novembre 2009
Laurie, l'autore di qualche "Verne"
Verneide ha già parlato di lui a proposito dell'Abbandonato del Cynthia. Tale romanzo (qui a lato, il frontespizio dell'edizione Guigoni del 1889) è, in effetti, attribuibile quasi del tutto, se non completamente, ad André Laurie. Ma chi era costui? Innanzitutto, André Laurie è uno pseudonimo, anzi, per l'esattezza, uno degli pseudonimi utilizzati da Jean-François Paschal Grousset. Nato in Corsica nel 1844, divenne noto come giornalista, scrittore e politico. Si affermò, in particolare, con alcuni romanzi d’avventura, fra i quali la continuazione della storia di Robinson Crusoe, pubblicati non a caso dall’editore Hetzel. A questi, peraltro, Grousset sottopose le bozze di altri due celebri romanzi "verniani", ossia I 500 milioni della Begum e La Stella del Sud, che poi, una volta rimaneggiati da Verne, uscirono con la firma del più celebre romanziere. Fu, inoltre, deputato nella Francia della Terza Repubblica. Nel 1888 creò una Lega nazionale per l'educazione fisica: la sua idea era quella di caratterizzare lo sport esclusivamente come pratica utile per la salute e l'igiene, rigettando fortemente qualsiasi idea di competizione ad essa associata. Morì a Parigi nel 1909. Tornando all'incipit, la scelta di far uscire l'Abbandonato del Cynthia con i due nomi rientrò in una strategia voluta da Hetzel, per dare alla pubblicazione autorevolezza autoriale, con un nome "pesante", così da ottenere maggiore visibilità e di conseguenza più fortuna in termini di vendite.
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mercoledì 18 novembre 2009
Viaggi Straordinari
Nell'immagine qui a lato, il frontespizio del volume di Verne I figli del capitano Grant nell'edizione italiana del 1875 stampata, in unica traduzione autorizzata, con 173 incisioni e 3 carte geografiche, dalla Tipografia Editrice Lombarda di Milano. L'opera fa parte, com'è noto, con altri 63 romanzi pubblicati quando ancora era in vita il celebre scrittore francese, della collana Viaggi straordinari (in lingua originale Voyages Extraordinaires). Tale collezione, che dunque comprendeva 64 titoli al 1905 (altri ne verranno aggiunti postumi), fu proposta a Verne dell'editore Hetzel, con il quale il romanziere ebbe una collaborazione più che quarantennale. La serie dei "Viaggi straordinari", i cui titoli, nelle edizioni francesi ottocentesche, non avevano esplicitata la data di edizione, è stata inaugurata nel 1863, con il volume Cinque settimane in pallone (tit. or. Cinq semaines en ballon). Tra i titoli più noti contemplati nella collana, ma a ben vedere lo erano e lo sono la maggior parte, anche Ventimila leghe sotto i mari, romanzo che quest'anno compie 140 anni, essendo uscito per la prima volta nel 1869. Verneide, naturalmente, si occuperà anche del capitano Nemo e compagni.
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mercoledì 4 novembre 2009
Una tassa iniqua. La trama di Keraban l'ostinato
Il primo post di Verneide si apriva con alcune curiosità sul romanzo Keraban l'ostinato. E si chiudeva con la promessa di ritornare sul tema. Il tempo è propizio per farlo. Partendo però dall'incisione qui a lato, opera - come le altre cento che corredano la traduzione italiana del 1886 (ed. Brigola & Comp. di Milano) - di Leon Benett. L'immagine è incentrata su un personaggio che sta in bilico su una lunga fune, posta ad una certa altezza dall'acqua e collegata a due estremità-lembi di terra distanti (in posizione intermedia sta un isolotto con torre), nel mentre trasporta una sorta di carriola in cui è seduta un'altra persona. La scena sintetizza al meglio la trama dell'opera. Ma andiamo con ordine. La persona che sta nella carriola è il protagonista del romanzo, Keraban, un turco arricchitosi grazie al commercio di tabacco. Senza figli, egli dovrà assistere, di lì a sei settimane, al matrimonio tra Ahmet, il suo unico nipote, e Amasia, figlia di Selim, banchiere di Odessa e suo socio in affari. I fatti si svolgono durante il periodo del ramadam. Passeggiando per le vie di Costantinopoli, il protagonista incontra un amico olandese, Van Mitten, e lo invita ad Odessa alle nozze; non distante da loro si stava però ordendo un complotto per rapire Amasia. Il IV capitolo dà, di fatto, l'avvio al romanzo e la caratterizzazione del personaggio principale: Keraban e l'amico olandese assistono alla lettura pubblica di un editto delle autorità ottomane con il quale s'imponeva una tassa di 10 paras (equivalente, all'epoca, al prezzo d'una mezza tazza di caffè) a chiunque intendesse attraversare il Bosforo, da Costantinopoli a Scutari o all'inverso, a bordo di una qualsiasi imbarcazione. Il commerciante di tabacco, che percorreva quotidianamente quella "tratta" e che riteneva la nuova imposta iniqua e vessatoria, pur di non pagarla, affermò sprezzante di voler fare il giro "largo", quello del Mar Nero, che lo avrebbe portato a valicare Caucaso e Anatolia e, di conseguenza, a spendere un prezzo enorme, sia di soldi che di tempo. Ma così, ostinatamente, fece. Tra un susseguirsi avvincente di umorismo (Keraban arriverà perfino a scontrarsi con il testardo per eccellenza, un asino, uscendone ovviamente "vincente") e avventura (sventare il complotto e il rapimento di Amasia), il viaggio arriva al clou, a Scutari, con un interrogativo: ritornare prendendo la strada più facile e breve, l'attraversamento del Bosforo, e dunque pagare la tassa, oppure effettuare un'altra odissea come all'andata? Nessuna delle due. Perché l'ostinato turco trovò un'altra soluzione. Confidando nella sorte, seguì la strada delle peripezie, accompagnato da un acrobata di nome Storchi (il funambolo dell'incisione, per intendersi), che aveva teso ad alta quota una corda, fissata da un capo all'altro dello stretto, per un totale di 1.200 metri di lunghezza...La terza "via", sempre per non pagare l'odiata tassa, si concluse positivamente.
martedì 27 ottobre 2009
Il numero fortunato di Verne
Qual è il numero fortunato di Verne? Certamente il 9672. Perché? Perché, come ben sanno gli appassionati del romanziere francese, si tratta del numero "magico" di Un biglietto della lotteria, opera uscita, nel 1886, con il titolo originale di Un billet de loterie. Qui a lato, il frontespizio dell'edizione italiana, pubblicata dalla casa editrice Guigoni nel 1888, comprensivo del sottotitolo, che è, per l'appunto, Il numero 9672. Nelle edizioni inglesi, invece, è proprio il numero in questione a dare il nome al romanzo: Ticket No. "9672". Verneide si occuperà presto di quest'opera.
lunedì 26 ottobre 2009
La fisionomia di Erik. La trama dell'Abbandonato del Cynthia
In un precedente post, Verneide vi aveva promesso di ritornare su L'abbandonato del Cynthia. L'illustrazione a lato, firmata da George Roux, accompagna, infatti, la versione italiana del romanzo pubblicata, in tre volumi, dalla Guigoni editore nel 1889 (ve n'era stata, tuttavia, una in due volumi l'anno precedente). L'opera è stata realizzata a "quattro mani", in quanto frutto della collaborazione tra Jules Verne e André Laurie, benché ormai sembra assodato che la paternità dell'opera debba essere ascritta al secondo dei due. Uscito nel 1885 con il titolo originale L'épave du Cynthia, il romanzo narra la storia di Erik Hersebom, un dodicenne figlio di una coppia di pescatori norvegesi di Noroe. Ma in realtà, come avrebbe scoperto il dottor Schwaryencrona di Stoccolma, che lo aveva preso sotto la sua ala protettrice, il giovanotto era sopravvissuto, poco più che neonato, al naufragio del Cynthia, per poi essere adottato. La storia, quindi, si sviluppa sulla ricerca delle origini di Erik, il quale compirà un lungo, pericoloso viaggio tra i ghiacci polari che lo consacrerà anche agli occhi della comunità scientifica internazionale. Come fece il dottore ad intuire la diversa paternità del giovane? Dalle caratteristiche somatiche. Ciò è chiarito già dal primo capitolo, in cui si legge quanto segue: "Era un ragazzo serie e grave, la cui fisionomia cogitabonda e i grandi occhi profondi, che sarebbero stati notati dovunque, facevano tanto maggior impressione colà in mezzo alle teste bionde che lo circondavano. Mentre i suoi camerati e le bambine avevano tutti, senza eccezione, capelli color lino, visi rosei, occhi verdi o turchini, gli occhi e capelli suoi erano castani, e bruna la pelle. Non aveva i pomelli sporgenti, il naso corto e l'andatura pesante dei figli della Scandinavia. In breve, i suoi lineamenti e la sua struttura si differenziavano dalla stirpe così originale e così spiccatamente distinta cui appartenevano i suoi condiscepoli". La storia ha un lieto fine: Erik, infatti, ritroverà e riabbraccerà la madre naturale.
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giovedì 22 ottobre 2009
Il nipote ritrovato
Qui a lato, il frontespizio della prima edizione italiana di Un nipote d'America o i due Frontignac, edita dalla fratelli Treves nel 1875. Con quest'opera, una commedia in tre atti, uscita in Francia due anni prima con il titolo Un neveu d'Amérique ou les deux Frontignac, Giulio Verne tornava all'origine e alla passione per il teatro. Commedia brillante, in cui la società parigina viene ritratta tra vizi, molti, e virtù, poche. Uno scapolo quarantenne, Stanislao Frontignac, scopre di avere un nipote, americano appunto, di nome Saviniano e anch'egli, come lo zio, di cognome Frontignac. S'incontrano ad una serata di gala in casa Roquamor. Ora, lo si deve maritare. Con chi? Ma, naturalmente, con la nipote dell'amico di Stanislao, Carbonnel. La fanciulla si chiama Maddalena. Questa, in estrema sintesi, la trama. La prima dell'opera, messa in scena nell'aprile 1875 al Teatro Cluny di Parigi, non riscosse particolari consensi. Tant'è che le successive furono rappresentate a distanza di mesi. Verneide tornerà sulla commedia in un prossimo post.
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martedì 20 ottobre 2009
Chi era Verne?
L'interrogativo posto nel titolo del post non avrebbe bisogno di risposta. Oggi come in passato. Tant'è che Verneide ha ritrovato per voi un'introduzione, non firmata, all'edizione del 1889 dell'Abbandonato del Cynthia (ed. Guigoni), donde peraltro è tratta l'immagine a lato. Eccone un passo significativo.
"Chi più conosciuto di Giulio Verne? Non c'è persona mediocramente istruita a cui questo nome non riesca famigliare, come quello d'un amico, d'una persona cara, intima, confidente. Migliaja e centinaja di migliaja di studenti, di giovanette, ed anche di signore sode, anche di uomini serii e colti, hanno concepito irresistibili attrattive per questo autore così simpatico, il cui nome corre sulle labbra di tutti, la cui penna prodigiosamente feconda e incessantemente interessante ha divulgato per tutto il mondo per milioni i libri che sono parti del suo versatilissimo e forte ingegno. I giorni e le notti passati sopra i suoi volumi, così nell'originale francese come nelle traduzioni che se ne son fatte in tutte le lingue europee, sono in tal numero che formerebbero secoli e secoli, sia detto senza esagerazione, se disposti in ordine progressivo collettivo".Verneide tornerà sia su questo ritratto d'epoca, sia sull'opera citata sopra.
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giovedì 15 ottobre 2009
L'illustratore principe di Verne
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lunedì 12 ottobre 2009
Keraban, il testardo ostinato
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